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Al nostro caro amico Bruno

September 10, 2018

Chi era per me BRUNO ZECCHEL

 

L’UOMO

Bruno era certamente un grande uomo ed un grande provocatore.

Provocava con la sua straordinaria gentilezza, alla quale era impossibile resistere.

Provocava con la sua onestà e rigore morale, ineccepibile e quasi “non umano” oppure forse “troppo profondamente umano”.

Provocava con la sua disponibilità, disarmante e discreta, ma sempre vigile e presente.

Provocava con la sua indiscussa fede, la sua santità la sua ammirazione per il creato e per la vita.

Ti ringraziamo Bruno per la fermezza delle tue provocazioni, che sono state capaci di trasformare e avvicinare anche persone reticenti e sole, vuote e aride. Persone che, grazie a te, hanno iniziato a guardare alla fede cristiana come ad una “sorpresa”, una inaspettata gioia.

 

L’IMPRENDITORE

Bruno Zecchel è certamente stato un grande imprenditore, capace di intuire, realizzare e lanciare importanti progetti industriali che hanno portato lavoro a centinaia di persone e sviluppo in tanti territori.

Con la moglie Rita, amica leale e maestra di fede, avevo già avviato collaborazioni per aiutare la fondazione Harambee a realizzare iniziative in Africa e con lei, nell’ottobre del 2015, come risposta alla mia  “chiamata verso il Monastero di Mvimwa” abbiamo avviato la onlus golfini rossi.

Dopo la consegna delle sue importanti aziende ai figli, Bruno ha iniziato a lavorare per i Paesi in via di Sviluppo ed è così che ho avuto l’onore di collaborare con lui.

Bruno aveva una personalità unica.  Si metteva sempre nella prospettiva di imparare. Tutto quello che sapeva, ed era moltissimo e spaziava in molteplici settori complessi, era sempre e solo strumentale ad apprendere cose nuove, con la curiosità intelligente e onesta di un bambino.

 

Mai l’arroganza del sapere, ma sempre umiltà dell’apprendere.

Mai la centralità dell’EGO, ma sempre la costruzione di ponti.  

Questo lo faceva con grandissima abilità e discrezione, quasi a voler educare o stimolare, in modo gentile e garbato, i suoi interlocutori ad ascoltare il giusto grido delle sofferenze della famiglia umana (che aveva voluto toccare con mano visitando tanti Paesi in Africa: Costa d’Avorio, Kenya, Congo fino ad arrivare in Tanzania, con me) e questo lo faceva con il duplice obiettivo:

-dare possibilità di sperimentare la solidarietà in modo concreto e fattivo (non solo caritatevole) come stile di vita anche imprenditoriale;

-testimoniare con le opere (e non solo con le parole) la bellezza di essere cristiani.

 

Aveva un garbo e una delicatezza nella gestione degli incontri, unica.

Giungeva sempre preparato, lasciando lo spazio giusto agli interlocutori. Si poneva come facilitatore e non mancava mai di ringraziare prima e dopo ciascun incontro, di informarsi e di aggiornarsi sul prosieguo delle cose dette.  Spesso anche la sua casa si apriva agli incontri ed è indimenticabile l’accuratezza della tavola (che seguiva personalmente) la preghiera di ringraziamento e l’attenzione per gli ospiti.

 

IL RAPPORTO CON IL MONASTERO BENEDETTINO DI MVIMWA

Il nostro legame professionale in Africa iniziò quando chiesi a Bruno se gli essiccatori a pannelli solari potevano essere la strada d’inizio giusta nel piano di sostegno al Monastero di Mvimwa. Avevo intuito che potevano essere un’ottima soluzione per evitare sprechi di cibo e soprattutto per avere cibo sano anche nei villaggi africani senza corrente, ma non sapevo se aveva senso acquistarli in Italia o produrli in Africa, non sapevo se i costi fossero equi oppure no, non sapevo che tipo di manutenzione fosse necessaria.

Mi disse “vieni, impariamo insieme” e mano nella mano, come sapeva fare lui, mi accompagnò attraverso le giuste analisi visitando prima il CREA (dove gli essiccatori erano stati collaudati) con lunghe interviste a Tiziana Cattaneo e poi l’azienda che li costruiva ed infine studiando i singoli componenti per valutare la fattibilità di produrli direttamente in Africa.

 

Fu così che iniziammo a capire e a sognare insieme e quella esperienza professionale fu utile, da parte sua, per incoraggiarmi ad immaginare oltre, oltre ancora… fino ad abbracciarla così intensamente da trasformarla nella più grande ed affascinante esperienza professionale e umana della mia vita.

Nel 2016 vennero acquistati 2 essiccatori. Uno per la Strathmore University di Nairobi e l’altro per il Monastero. Aveva intuito che a supporto dei processi di trasformazione del cibo serviva della ricerca e gli era parsa un’ottima idea iniziare da una Università Africana, visitata l’anno prima e che aveva valutato come “eccellente”.

 

 

 

 

Lo stesso anno intervenne per assicurare l’ospitalità per tre mesi a casa mia di 4 giovani laureati tanzaniani ed un monaco. Avevamo progettato formazione tecnica e manageriale utile alla loro crescita.  Prese a cuore la presenza dei giovani, in particolare di George e se li portava a visitare tutto quello che era possibile, compresa l’azienda G-Tek che a Carpi realizzava gli essiccatori.

Li coinvolgeva uno ad uno per dare stimoli, ricevere proposte, farli sentire protagonisti del loro futuro. Dopo una visita con loro al centro milanese dei salesiani, si rese conto che se per studiare servono libri, per le scuole del Monastero ne servono davvero tanti. Quindi era necessario avere una macchina industriale per la riproduzione di testi. Si informò valutando tutte le caratteristiche tecniche delle macchine in commercio e mandò le istruzioni per l’acquisto a Padre Lawrence.

Quell’anno, Giugno 2016, un mese prima di partire per l’Africa di ritorno con i giovani, mi ammalai del secondo tumore. Rimasi a casa per curarmi e tutti i progetti li seguii a distanza, con Bruno.

 

Nel Gennaio 2017 andammo insieme al Monastero di Mvimwa.

Oltre 10 ore di volo per arrivare a Dar Es Salaam e due interi giorni di bus per raggiungerlo percorrendo 1.400 Km di savana. Bruno era partito da Milano con le stampelle, gli faceva male un ginocchio eppure, durante il viaggio e la permanenza, mai una lamentela, mai una richiesta di aiuto, mai un ritardo….anzi, un bel giorno abbandonò le stampelle perché diceva di stare bene, l’Africa gli faceva bene.

Con noi c’era una piccola ma qualificata delegazione dell’Università di Parma (la Preside della facoltà di medicina, prof.ssa Lorella Franzoni, il Professor Leopoldo Sarli e la moglie Adele, la ricercatrice Marianna Guareschi) ed inoltre il Sindaco di Parabiago Raffaele Cucchi, il dottor Daniele Rizzi e la figlia Bianca.

Era un bel gruppo di persone che Bruno conobbe quasi tutte per la prima volta e che tutte, davvero tutte, rimasero affascinate dalla personalità di questo uomo silenzioso, apparentemente introverso, ma che in realtà osservava tutto, diceva solo cose sensate e al momento giusto, sapeva sorridere, ridere e anche ballare….., un uomo che nel momento della preghiera quotidiana invitava tutti a frequentare senza alcuna inibizione, semmai con quel garbo e gentilezza alla quale nessuno resisteva.

 

Si commuoveva ogni volta che si trovava in mezzo ai bambini. Erano sempre tantissimi. Accarezzava i piccolissimi, sorrideva a tutti e ai grandicelli (7 -8 anni) stringeva la mano, come fossero adulti e parlava loro in inglese, chiedeva il loro nome e li incoraggiava a rispondere.  

Alla scuola primaria del Monastero eravamo stati accolti da centinaia di bambini con i golfini rossi. Avevano preparato per ciascuno di noi un cappello parasole fatto con le foglie di banano ed avevano organizzato canti, balli, salti acrobatici. Una festa indimenticabile, con la partecipazione dell’Abate, dei monaci, del corpo insegnante e degli studenti!!

 

Era talmente felice di essere in Africa che davanti a tutti loro, rivolgendosi specialmente ai bambini, promise, nonostante l’età, di tornare.

Per visitare i villaggi ci muovevamo con un piccolo bus del Monastero, ma era la stagione delle piogge, le strade erano distrutte e spesso le buche facevano davvero paura.

Prima di rientrare decise che era necessario dotare il Monastero di una ruspa. I monaci dovevano essere messi in condizione di poter riparare velocemente le strade.

 

Fu tuttavia difficile trovare velocemente una ruspa adatta, che fosse compatibile con le esigenze e quei fondi, qualche tempo dopo, furono temporaneamente destinati all’acquisto di una guest house, per ospitare i tantissimi studenti universitari del Campus Bio-medico di Roma che avevamo nel frattempo iniziato ad accompagnare in Africa.

La Strathmore aveva ricevuto un essiccatore per avviare i test e studiare i processi di trasformazione del cibo. Sempre con la sua lungimiranza, Bruno facilitò anche la partecipazione di due studentesse e una professoressa della Strathmore ad un workcamp al Monastero organizzato dal Campus Bio-Medico di Roma.  Era importante, mi disse, incoraggiare la vicinanza di giovani italiani e africani nell’esperienza della ricerca e della solidarietà.

 

Durante l’esperienza al Monastero di Mvimwa, piacevolmente sorpreso dal rigore delle celebrazioni religiose (alle quali partecipava sempre, anche all’alba) e dalla bellezza e semplicità del luogo, ripetutamente diceva di aver colto che quella intrapresa era la modalità giusta per aiutare la giovane chiesa africana e i poveri d’Africa.

 

A volte faceva cenno alle sue esperienze in Congo, dove aveva costruito una scuola e non mancavano le preoccupazioni. Nel Monastero, invece, la dimensione comunitaria lo rassicurava moltissimo. Ripetutamente diceva a tutti noi compagni di viaggio che aveva capito che aiutare un Monastero Benedettino di un Paese Africano pacifico, voleva dire “costruire sulla roccia e non sulla sabbia”

Al rientro dall’Africa Bruno cominciò a non stare bene. Esami e contro-esami fino al verdetto di tumore.

In Autunno del 2017, con un decreto firmato dal Presidente della Repubblica, Bruno fu nominato Commendatore. Non ci teneva affatto a quel riconoscimento ma soprattutto non voleva sentir parlare di festeggiamenti per quella nomina. I segni della malattia erano evidenti e la sofferenza davvero grande. Prese viceversa di buon grado l’idea di utilizzare la nomina per organizzare una festa che potesse risultare utile per una raccolta fondi per l’Africa.

 

Quella sera, pur fragile e affaticato, Bruno era presente, lucido, bellissimo.

Sostenuto dalla moglie Rita e dalla sua meravigliosa famiglia, si muoveva come uno sposo felice e incoraggiava tutti i presenti a sostenere l’Africa…e in quella sede arrivò ancora un altro contributo economico per un altro essiccatore da parte dell’amico Pippo Garofano.

Da allora la malattia non lasciò tregua. Stava malissimo eppure, tutte le volte che mi vedeva o sentiva al telefono, voleva sapere di Mvimwa, delle iniziative, dei progressi.

In casa si muoveva con affanno e fatica, ma aveva sempre il rosario tra le dita e qualche volta, in giardino, lo abbiamo recitato insieme.

 

Quando raccontavo di Mvimwa continuava a chiedere…., mi raccomandava di andare avanti e mi assicurava sempre il sostegno con la preghiera.

Come suo ultimo gesto, pur malato e gravissimo, ha messo il Monastero in condizioni di acquistare un Essiccatore Industriale della portata di 800 Kg. Die. Arriverà a Dar Es Salaam il 4 settembre p.v.

Con questo essiccatore avvieremo produzione, stoccaggio, vendita di cibo. Impareremo a lanciare la nostra prima start up e sarà una importante fonte di lavoro, di prodotti di qualità e di buona salute.

L’intuito e la determinazione dell’uomo e imprenditore Bruno diventa ancora una volta impresa, realizzata in un modo diverso, attraverso gli altri e in un Paese in via di Sviluppo e il beneficio e le prospettive di questa impresa saranno immense.

 

Oggi nelle scuole del Monastero di Mvimwa, dopo aver avviato i processi di trasformazione del cibo, stiamo anche realizzando un centro di tecnologia alimentare per collaborare con il Regional Hospital di Sumbawanga per produrre la pappa di Parma, nutrienti locali utili per contrastare la malnutrizione infantile.  Nel centro di tecnologia alimentare studenti di università italiane e africane potranno proseguire nella ricerca sui temi della nutrizione.

Tutto questo Bruno lo aveva visto fin dal primo istante.

Credeva nella Provvidenza, ma amava incoraggiarla con la sua operosità, le sue competenze, la sua intelligenza e soprattutto amava incoraggiare anche gli altri a crederci.

 

Grazie alla generosità di un altro grande benefattore il Monastero, a gennaio di quest’anno, ha acquistato uno stabile per avviare un centro di Alta Formazione, che a tendere sarà una Università. Si specializzerà in Agraria e Scienze della Nutrizione.

A breve un’azienda italiana potrebbe andare a produrre mattoni tecnologici in Tanzania in joint con una azienda tanzaniana di costruzioni. Insieme potrebbero costruire gli ampliamenti e le ristrutturazioni necessarie per avviare l’Università e progettare le scuole professionali per la bio-edilizia per specialisti del settore (piastrellisti, falegnami, muratori, carpentieri etc.)

 

Ad ottobre andremo a valutare uno studio di fattibilità per la creazione di un centro per la produzione industriale di pesci nel lago Tanganika, gestito dal Monastero, con prospettive di mercato per tutto il Paese particolarmente interessante.

Ancora una volta torneranno utili gli essiccatori e il pesce così conservato eviterà ipertensione ed eliminerà i rischi di contaminazione batteriologica.  

Valuteremo anche l’avvio di una prima grande impresa di produzione mangimi.

Sono in corso contatti con una importante impresa americana per l’offerta di moduli per formazione manageriale ad imprenditori ed executive presso il Monastero di Mvimwa, per stimolare pensiero strategico alternativo e solidale.

Imminente la partenza di workcamp sanitari in collaborazione con il Campus Bio-medico di Roma, l’Università di Parma e primarie istituzioni sanitarie, con il Monastero e il Governo locale.

e tanto, tanto…..altro ancora.

 

Credeva nella provvidenza ma la incoraggiava con la sua generosità, lavorava instancabilmente e guardava dove Bruno mi aveva insegnato a tracciare il solco. Un solco per la semina di buoni frutti, che vento e intemperie non potranno spazzare via..

Presso il Monastero di Mvimwa, l’Abate e i monaci stanno definendo progetti e programmi da dedicare alla sua memoria ed il suo nome è già ufficialmente iscritto nel libro che traccia la storia del Monastero.

 

 

UNA PREGHIERA ALL’AMICO BRUNO

Bruno, amico nostro carissimo,

hai così tanto amato l’Africa e ci hai insegnato così tanto ad amarla che ti preghiamo, ora che sei tra la schiera degli angeli e dei santi, di aiutarci ad essere sempre e comunque parte dei tuoi sogni perché certamente anch’essi erano parte dei sogni di Dio.

 

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